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Tessitore di parole

Ajkem Tzij, Tejedor de palabras, è il titolo che lo stesso autore ha dato all’antologia della sua opera poetica, già cospicua malgrado i suoi scarsi quarant’anni, e che ora si propone in italiano. Il fascino di questa poesia sta proprio nel rapporto d’intensa comunione fra l’uomo la natura, l’uomo e gli oggetti, l’uomo e i suoi simili, ancora molto forte in quella comunità indigena, come in tutte le società che rimangono legate alle proprie radici arcaiche, e che il poeta esprime con voce privilegiata della collettività stessa. Per il lettore europeo, e in genere per chi vive nella società moderna telematica e virtuale, in cui l’antica comunione è spezzata e il rapporto con gli antichi dèi rimosso o dimenticato, questa poesia arriva come un boccata d’aria pura a restituire il senso del tangibile e la forza emotiva del contatto e della comunione. Dice per esempio Ak’abal:  «Non è che le pietre siano mute:/ semplicemente stanno zitte».

29/12/2021