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Il colore della Repubblica : “figli della guerra” e razzismo nell’Italia postfascista

I «figli della guerra» sono i bambini nati da relazioni tra soldati non bianchi e donne italiane alla fine della seconda guerra mondiale. Fin da subito questi bambini furono soggetti a persistenti vedute e atteggiamenti razzisti. I «mulattini», come venivano chiamati in quel periodo, sono l’esempio lampante di come l’Italia democratica si sia sempre percepita bianca, differenziandosi senza dichiararlo apertamente, da chi aveva la pelle di un altro colore. Silvana Patriarca racconta la vicenda di questi bambini, sottolineando l’eredità di fascismo e colonialismo. Ancora oggi è presente in Italia l’idea – in genere non discussa pubblicamente – che gli italiani siano europei e bianchi. Benché la popolazione sia il risultato di costanti mescolamenti etnici avvenuti nel corso dei secoli e che continuano tuttora, il popolo italiano è stato storicamente costruito come bianco, anche se di una bianchezza un po’ meno bianca di quella che è considerata la norma europea. Per gettar luce su tale immagine di sé, questo libro ricostruisce quelli che furono, nella repubblica fondata dopo la caduta del fascismo, gli atteggiamenti prevalenti verso la «razza» e il colore della pelle. La storia dei «figli della guerra» comincia nella scia immediata degli anni drammatici influenzati dal regime fascista e dal colonialismo. Lo studio delle loro esperienze permette di osservare in che misura furono razzializzati e come la percezione sociale delle loro origini e del loro colore condizionò le loro esistenze. Ciò è fondamentale per gettar luce sul «colore della Repubblica», un aspetto della storia dell’Italia repubblicana che richiede maggiore attenzione da parte degli storici.

 

23/11/2021