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I piatti del re e altre storie dal Vietnam

La tartaruga e la scimmia

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La tartaruga e la scimmia

I piatti del re

Tutti sanno quanto la tartaruga sia lenta, ma in compenso anche intelligente e molto attenta, mentre la scimmia è veloce, ma disonesta.

Un giorno la tartaruga andò a chiamare la scimmia e la invitò ad andare a pesca con lei. "C'è un fiume qui vicino che è ricco di pesci" le disse "io sono lenta e goffa e per me è difficile catturarli, ma se tu mi aiuterai, saprò come indicarti i posti migliori, così potremmo dividere i pesci che prenderai." La scimmia, come sempre disinvolta, rispose all'invito senza pensarci due volte e i due animali si recarono al fiume. Con una cesta sulle spalle la scimmia cominciò ad acciuffare i pesci, proprio nei punti del fiume in cui abbondavano, e che la tartaruga, attenta conoscitrice, le indicava con precisione. Quando la cesta fu quasi piena, la scimmia vide che stava accumulando un bel bottino e subito disse alla tartaruga che non lo avrebbe diviso con nessuno, visto che il lavoro più duro l'aveva fatto lei. La tartaruga provò a protestare, ma quando si rese conto che non c'era nulla da fare, sparì in acqua sotto gli sghignazzi della scimmia.

Dopo poco, mentre questa continuava a pescare, ora senza successo, senti delle punture sui piedi, e per il timore che fosse qualche animale pericoloso, lasciò cadere tutti pesci e scappò via a gambe levate. Arrivata nei pressi di un albero, stanca della folle corsa, si sedette a riprendere fiato, quando vide che la tartaruga si avvicinava con un sacco pieno di pesci. "Ciao tartaruga, non sai che paura ho provato," le disse, "un ladro m'ha rubato i pesci ed io per poco non morivo. Ma tu dove hai preso tutto quel pesce?" "Sai," rispose la tartaruga, "quando t'ho lasciata al fiume, ho pescato per conto mio ed ora vado a casa a prepararmi un bel pranzetto. Non ti preoccupare però," concluse benevola, "anche se tu non hai rispettato gli accordi che avevamo preso, io dividerò con te il mio pesce." La scimmia prese la sua parte e senza neanche ringraziare sparì nella foresta.

Venne poi la stagione della frutta, e la scimmia andò dalla tartaruga e le propose: "Se verrai con me a farmi compagnia mentre raccolgo la frutta, poi faremo a metà. "La tartaruga acconsentì, e le due si incamminarono fino a giungere ad un albero carico di frutti. La scimmia li raccoglieva e la tartaruga, come d'accordo, era sotto che conversava cortesemente con lei. Quando però il cesto e la pancia della scimmia furono colmi, questa disse: "Puoi anche tornartene a casa, mia cara tartaruga, non ti darò un bel niente di quel che ho raccolto. Puoi però mangiare i frutti che si trovano già a terra, se le formiche ne hanno lasciato qualcosa", concluse ridendo. La tartaruga, irritata, le disse che era una grande bugiarda ed imbrogliona. "Non cambierai mai", furono le sue ultime parole mentre se ne andava imbronciata.

Più tardi la scimmia correva verso casa contenta della raccolta, quando distrattamente inciampò su alcune grandi radici e perse tutto il carico. Quando si riprese vide che la tartaruga si allontanava con calma, con un bel carico di frutti. Dopo averle raccontato la sua sventura le chiese: "E tu dove hai preso tanti bei frutti? Li ho raccolti da terra, come tu m'hai consigliato", rispose la tartaruga.

Il tempo passava, ma la scimmia non perdeva occasione per ottenere il maggior beneficio col minimo sforzo. Fu per questo che di nuovo si presentò alla tartaruga. "Ho sentito che un contadino qui vicino ha uno splendido campo coltivato a canna da zucchero", esordì la scimmia, "io non l'ho mai mangiata ma so che è un cibo delizioso. Tu sicuramente, con la tua lunga esperienza saprai consigliarmi quali sono le canne migliori. Perché non mi aiuti a rubarne un pò? "La saggia tartaruga apprezzava molto il sapore della canna da zucchero, ma sapeva che è sbagliato rubare cose altrui, tanto più quando sono il frutto del sudore e della dedicazione. La canna non era uguale al pesce del ruscello o ai frutti della foresta, che non sono di proprietà di nessuno, e tutti possono goderne. Però, pensò, quella poteva essere una buona occasione per dare un'altra lezione a quell'animale dispettoso. Allora rispose alla scimmia "mi dispiace, oggi sono molto occupata e non potrò venire con te. Però ti dirò come selezionare le canne migliori".

La scimmia, com'era logico, annuiva contenta, immaginando già una ricca scorpacciata. "Prima cosa", iniziò la tartaruga, "la piantagione è molto controllata dal contadino, quindi dovrai essere veloce, prendere le canne e fuggire senza assaggiarle prima. Dovrai fidarti dei tuoi sensi" proseguì con aria accademica, "la vista e il tatto prima di tutto. Se troverai canne morbide e succulente, lasciale perdere, perché le migliori sono quelle dure e sottili."

Quando si trovò nel bel mezzo della piantagione, la scimmia fece così come la tartaruga le aveva indicato. Strappò dalle radici un grande mazzo di canne sottili e dure e subito scappò a casa. Il giorno seguente la tartaruga le fece visita e si trovò davanti ad una scena pietosa. Le smorfie segnavano il viso della scimmia per l'asprezza delle piante che aveva trangugiato, mentre sulla lingua e la bocca una serie di piccoli tagli erano stati provocati dalla durezza dei gambi delle canne ancora acerbe.

Da quel giorno la scimmia imparò che l'agilità, da sola, non è una qualità che assicura il pane quotidiano. Soprattutto se si vuole approfittare dell'aiuto altrui senza dare niente in cambio. S'accorse la scimmia che l'avarizia lascia l'amaro in bocca. Non solo quello delle canne acerbe.


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Ultimo aggiornamento: 11.12.2007 | Copyright | URL: www.bibmondo.it/att/vietnam/doc/fav2-it.html | XHTML 1.0 / CSS / WAI AAA | WEBdesign, e-mail: M. di Vieste

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