|
Navigazione
Le favole
- La tartaruga e la scimmia
Le schede
|
La tartaruga e la scimmia

Tutti sanno quanto la tartaruga sia lenta, ma in compenso
anche intelligente e molto attenta, mentre la scimmia è
veloce, ma disonesta.
Un giorno la tartaruga andò a chiamare la scimmia e la
invitò ad andare a pesca con lei. "C'è un fiume qui
vicino che è ricco di pesci" le disse "io sono lenta e
goffa e per me è difficile catturarli, ma se tu mi
aiuterai, saprò come indicarti i posti migliori,
così potremmo dividere i pesci che prenderai." La scimmia,
come sempre disinvolta, rispose all'invito senza pensarci due
volte e i due animali si recarono al fiume. Con una cesta sulle
spalle la scimmia cominciò ad acciuffare i pesci, proprio
nei punti del fiume in cui abbondavano, e che la tartaruga,
attenta conoscitrice, le indicava con precisione. Quando la cesta
fu quasi piena, la scimmia vide che stava accumulando un bel
bottino e subito disse alla tartaruga che non lo avrebbe diviso
con nessuno, visto che il lavoro più duro l'aveva fatto
lei. La tartaruga provò a protestare, ma quando si rese
conto che non c'era nulla da fare, sparì in acqua sotto
gli sghignazzi della scimmia.
Dopo poco, mentre questa continuava a pescare, ora senza
successo, senti delle punture sui piedi, e per il timore che
fosse qualche animale pericoloso, lasciò cadere tutti
pesci e scappò via a gambe levate. Arrivata nei pressi di
un albero, stanca della folle corsa, si sedette a riprendere
fiato, quando vide che la tartaruga si avvicinava con un sacco
pieno di pesci. "Ciao tartaruga, non sai che paura ho provato,"
le disse, "un ladro m'ha rubato i pesci ed io per poco non
morivo. Ma tu dove hai preso tutto quel pesce?" "Sai," rispose la
tartaruga, "quando t'ho lasciata al fiume, ho pescato per conto
mio ed ora vado a casa a prepararmi un bel pranzetto. Non ti
preoccupare però," concluse benevola, "anche se tu non hai
rispettato gli accordi che avevamo preso, io dividerò con
te il mio pesce." La scimmia prese la sua parte e senza neanche
ringraziare sparì nella foresta.
Venne poi la stagione della frutta, e la scimmia andò
dalla tartaruga e le propose: "Se verrai con me a farmi compagnia
mentre raccolgo la frutta, poi faremo a metà. "La
tartaruga acconsentì, e le due si incamminarono fino a
giungere ad un albero carico di frutti. La scimmia li raccoglieva
e la tartaruga, come d'accordo, era sotto che conversava
cortesemente con lei. Quando però il cesto e la pancia
della scimmia furono colmi, questa disse: "Puoi anche tornartene
a casa, mia cara tartaruga, non ti darò un bel niente di
quel che ho raccolto. Puoi però mangiare i frutti che si
trovano già a terra, se le formiche ne hanno lasciato
qualcosa", concluse ridendo. La tartaruga, irritata, le disse che
era una grande bugiarda ed imbrogliona. "Non cambierai mai",
furono le sue ultime parole mentre se ne andava
imbronciata.
Più tardi la scimmia correva verso casa contenta della
raccolta, quando distrattamente inciampò su alcune grandi
radici e perse tutto il carico. Quando si riprese vide che la
tartaruga si allontanava con calma, con un bel carico di frutti.
Dopo averle raccontato la sua sventura le chiese: "E tu dove hai
preso tanti bei frutti? Li ho raccolti da terra, come tu m'hai
consigliato", rispose la tartaruga.
Il tempo passava, ma la scimmia non perdeva occasione per
ottenere il maggior beneficio col minimo sforzo. Fu per questo
che di nuovo si presentò alla tartaruga. "Ho sentito che
un contadino qui vicino ha uno splendido campo coltivato a canna
da zucchero", esordì la scimmia, "io non l'ho mai mangiata
ma so che è un cibo delizioso. Tu sicuramente, con la tua
lunga esperienza saprai consigliarmi quali sono le canne
migliori. Perché non mi aiuti a rubarne un pò? "La
saggia tartaruga apprezzava molto il sapore della canna da
zucchero, ma sapeva che è sbagliato rubare cose altrui,
tanto più quando sono il frutto del sudore e della
dedicazione. La canna non era uguale al pesce del ruscello o ai
frutti della foresta, che non sono di proprietà di
nessuno, e tutti possono goderne. Però, pensò,
quella poteva essere una buona occasione per dare un'altra
lezione a quell'animale dispettoso. Allora rispose alla scimmia
"mi dispiace, oggi sono molto occupata e non potrò venire
con te. Però ti dirò come selezionare le canne
migliori".
La scimmia, com'era logico, annuiva contenta, immaginando
già una ricca scorpacciata. "Prima cosa", iniziò la
tartaruga, "la piantagione è molto controllata dal
contadino, quindi dovrai essere veloce, prendere le canne e
fuggire senza assaggiarle prima. Dovrai fidarti dei tuoi sensi"
proseguì con aria accademica, "la vista e il tatto prima
di tutto. Se troverai canne morbide e succulente, lasciale
perdere, perché le migliori sono quelle dure e
sottili."
Quando si trovò nel bel mezzo della piantagione, la
scimmia fece così come la tartaruga le aveva indicato.
Strappò dalle radici un grande mazzo di canne sottili e
dure e subito scappò a casa. Il giorno seguente la
tartaruga le fece visita e si trovò davanti ad una scena
pietosa. Le smorfie segnavano il viso della scimmia per
l'asprezza delle piante che aveva trangugiato, mentre sulla
lingua e la bocca una serie di piccoli tagli erano stati
provocati dalla durezza dei gambi delle canne ancora
acerbe.
Da quel giorno la scimmia imparò che l'agilità, da
sola, non è una qualità che assicura il pane
quotidiano. Soprattutto se si vuole approfittare dell'aiuto
altrui senza dare niente in cambio. S'accorse la scimmia che
l'avarizia lascia l'amaro in bocca. Non solo quello delle canne
acerbe.
|
.
|