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Percorsi di lettura 2009
Identità e storia/e
Storie al plurale
i nostri vicini raccontano
Parlare oggi di identità è difficile: ci si
muove tra la cultura della globalizzazione e quella della
conservazione delle proprie radici e tradizioni. Ma anche per
comprendere le proprie radici, il senso stesso della propria
identità, è necessario spesso conoscere le storie
di quanti si muovono nel nostro universo culturale. Si tratta di
storie a volte vicine, a volte lontane: ma sempre sono degne di
essere raccontate ed ascoltate.
Questo è stato il filo conduttore che ci ha portati a
scegliere alcune delle storie più significative dei nostri
tempi.
Queste storie nascondono altre storie molto più grandi di
quelle dei personaggi di cui si narrano le vicende. I grandi temi
del nostro tempo vengono così affrontati partendo dalle
storie di persone comuni. Nessun eroe, niente superuomini, nulla
di sensazionale. Solo storie di altri popoli che in qualche modo
incontriamo sul nostro cammino di tutti i giorni. Storie che ci
aiutano a comprendere l'identità di popoli flagellati
dalla guerra e dall'esilio. E questa è l'altra chiave di
lettura di questo percorso. Raccontando queste vicende si viene a
conoscenza di grandi tragedie, di grandi gesta di persone comuni,
di grandi avvenimenti che nei secoli hanno tracciato
l'identità di tanti popoli.
Il nostro viaggio si muoverà quindi in Medio Oriente a
raccontare la vita quotidiana di contadini kurdi poveri ma
felici, che non si capiscono con i soldati turchi perché
parlano un'altra lingua. Altro romanzo della stessa area ci
farà ripercorrere gli avvenimenti che hanno segnato la
storia del popolo armeno. Il percorso continua in Africa, prima
in Nigeria a fare un quadro impietoso della storia post-coloniale
del paese africano e poi in Togo, ma potrebbe essere uno
qualsiasi dei paesi africani, per descriverne i meccanismi della
corruzione politica, che ne fanno un paese bellissimo e squallido
allo stesso tempo.
Uno dei romanzi più avvincenti scelti a rappresentare la
questione indigena in Perù, in realtà parla di
avvenimenti realmente accaduti negli anni '50 rendendolo fin
troppo vero come racconto. Una digressione quasi poetica ci porta
invece nell'affascinante mondo dei ghiacci eterni, al Polo nord,
a descrivere la dura vita per la sopravvivenza di una famiglia
Inuit: un mondo che presto potrebbe scomparire. Alla fine di
questo percorso approdiamo in Italia per parlare di minoranze: un
romanzo vero e proprio parla degli Arberesh, la minoranza
albanese stabile in Italia da cinque secoli che ha conservato la
propria lingua e le proprie tradizioni. Il romanzo affronta la
questione delle lotte dei contadini calabresi per il possesso
della terra (si tratta esattamente dello stesso periodo degli
indios peruviani). L'altro libro è l'autobiografia di un
giostraio sinto italiano, che ripercorre le memorie della sua
famiglia dagli inizi del novecento nel magico mondo delle
giostre. Alla fine di queste letture, nel dover formulare un
motto per questo percorso di lettura potremmo dire "tutti uguali
tutti diversi".
Buona lettura a tutti!
I libri

- Titolo: Verso il tramonto
- Autore: Yusuf Yeshilöz
- Casa editrice: Tranchida - Anno: 1999 -
Pag.169
- Genere: romanzo epico
- Trama: Haso e Fate sono marito e moglie e
hanno due figli. Haso fa il pastore, e un giorno si trova a
dividere pane e companatico con dei ribelli curdi rifugiatisi
sulle montagne per sfuggire ai soldati turchi. Il suo gesto non
sfugge alle guardie del paese, che lo convocano e lo malmenano. A
nulla valgono le rimostranze dell'aga (signorotto locale) per cui
Haso lavora, che tenta di spiegare che le azioni di Haso non
erano dettate dalla comunanza di ideali sovversivi, quanto da
puro senso dell'ospitalità. Dopo lunghe torture Haso viene
rilasciato e torna a casa, ma di lì a poco prende la sua
decisione: andrà sulle montagne e si unirà ai
ribelli. Da questo momento Haso sparisce, e al centro
dell'attenzione si sposta Fate, la moglie. Le ire dei soldati si
riversano allora su di lei, che viene convocata e interrogata e
ancora convocata e maltrattata. A questo punto è il padre
di Haso che decide che la donna non avrà mai pace e che
l'unica soluzione è farla partire per la Germania, dove
degli amici si prenderanno cura di lei e dei suoi figli. È
lui che si adopera a tal proposito e con l'aiuto di un amico
riesce nell'intento: la nuora e i nipotini partono verso
Occidente, verso la terra dove tramonta il sole.Questa è
la storia di migliaia di Kurdi che oggi vivono tra noi ma che
sono dovuti scappare per aver salva la vita oltre al diritto ad
avere un futuro per sé e per i propri figli.
- Perché leggerlo? E' la storia dei
Kurdi, raccontata in maniera semplice e diretta.
- Consigliato a: a partire dai 12 anni.
- Brano/ frase del testo più
significativo: "Quando le sue ferite si furono
rimarginate, una sera Haso chiamò i suoi genitori, Fate e
i bambini e disse loro con un filo di voce che cosa intendeva
fare. Nessuno si stupì. Solo i bambini piansero. Haso
indicò le montagne - le cime si distinguevano chiaramente
alla luce della luna - e disse che sarebbe stato lassù,
vicino a loro."

- Titolo: La strada di Smirne
- Autore: Antonia Arslan
- Casa editrice: Rizzoli - Anno 2009 - Pag.
286
- Genere: romanzo
- Trama: Seguito ideale della giustamente
famosa opera precedente di questa autrice, La masseria delle
allodole, La strada di Smirne si apre con la fuga dalla Turchia
ormai giunta alla sua conclusione: Shushanig e i suoi quattro
figli sono a bordo di una nave che li condurrà in Italia.
Si lasciano alle spalle le atrocità che hanno sconvolto la
loro vita e sterminato i loro cari e tante altre famiglie armene.
Quello è il passato, racchiuso e conservato per sempre tra
le pagine della Masseria delle allodole. Ora una nuova storia
incalza. Mentre in Italia i figli di Shushanig si adattano
dolorosamente a una nuova realtà, Ismene, la lamentatrice
greca che tanto ha fatto per strapparli alla morte, cerca di dare
corpo all'illusione di salvare altre vite, prendendosi cura degli
orfani armeni che vagano nelle strade di Aleppo, ostaggi
innocenti di una brutalità che non si può
dimenticare. Ma proprio quando nella Piccola Città dove
tutto ha avuto inizio qualcuno torna per riprendere quel che gli
appartiene, ogni speranza di ricostruire un futuro compromesso
cade in frantumi.Donne e uomini normali che hanno sofferto senza
spezzarsi, attraversando le alte fiamme che, nell'incendio di
Smirne, sembravano voler bruciare la speranza di una vita
nuova.
- Perché leggerlo? Perché
racconta di uno dei più grandi drammi che hanno segnato la
tragica storia del XX secolo, diventato il secolo dei
genocidi.
- Consigliato a: a partire dai 16 anni.
- Brano/ frase del testo più
significativo: "Può Shushanig aver salvato i
bambini per lasciarli nelle mani diu una che fa la professione di
lamentatrice? E che è greca, poi. Negare ai bambini
l'eredità familiare e la cultura armena non sarebbe quasi
come averli lasciati morire nel deserto?"

- Titolo: L'IBISCO VIOLA
- Autore: CHIMAMANDA NGOZI ADICHIE
- Casa editrice: FUSI ORARI - Anno 2006 - Pag.
258
- Genere: romanzo
- Trama: Nel romanzo sono narrate le
trasformazioni civili e politiche che la società nigeriana
sta attraversando: si scontrano le vecchie tradizioni religiose e
il cattolicesimo nei suoi aspetti integralisti e ortodossi
insieme a quelli più popolari e di vicinanza agli umili e
agli oppressi; le nuove ricchezze e la miseria della maggioranza
della popolazione continuamente tiranneggiata dai regimi
militari; la vecchia e nuova struttura della famiglia, i vecchi e
i nuovi rapporti di convivenza sociale. In sintesi il
postcolonialismo.Kambili, la voce narrante, è una
ragazzina di 15 anni e vive nella città di Enugu a poca
distanza dalla città universitaria di Nsukka; il padre
è un uomo potente e ricco, proprietario di fabbriche e
dello Standard, unico giornale indipendente della Nigeria. Ad un
immagine sociale di apertura, di integrità morale e
generosità verso i deboli e i bisognosi, l'uomo, nel
privato mostra il volto del potere autoritario e assoluto. La sua
volontà si manifesta nella disposizione di governare ogni
singolo atto, di organizzare ogni singolo momento dei componenti
della sua famiglia: la moglie, Beatrice, il figlio Jaja, la
figlia Kambili. Religioso fino al fanatismo, impone alla famiglia
le sue regole di vita e di pensiero che non possono essere
assolutamente mai trasgredite, se non subendo conseguenze crudeli
e violente.Un altro genere di famiglia è quello della
sorella del padre, zia Ifeoma, vedova che mantiene decorosamente
la famiglia, la figlia di 15 anni Amaka e i due figli maschi,
Obiora e Chima, di poco più giovani, con il suo stipendio,
non sempre pagato, di docente universitaria. L'aria che lì
si respira è quella dell'amore, dell'allegria, dello stare
insieme, del poter ognuno esprimere i propri sentimenti,
desideri, pensieri in libertà.
- Perché leggerlo? Disegna un quadro
della Nigeria post-coloniale. L'autrice appartiene all'etnia Ibo
(Biafra), il popolo vittima di un'immane tragedia alla fine degli
anni '60.
- Consigliato a: a partire dai 14 anni.
- Brano/ frase del testo più
significativo: "Zia Ifeoma arrivò il giorno dopo,
di sera, quando gli aranci cominciavano a gettare lunghe ombre
ondulate sulla fontana. La sua risata si propagò nella
sala al piano di sopra, dove stavo leggendo. Non la sentivo da
due anni, ma avrei riconosciuto quel suono chiocciante e cordiale
dappertutto. Zia Ifeoma era grande come Papà, con un corpo
ben proporzionato. Camminava in fretta, come una persona che sa
esattamente dove andare e cosa fare. E parlava come camminava,
quasi volesse far uscire dalla sua bocca il maggior numero di
parole possibile nel tempo più breve."

- Titolo: Lisahohé
- Autore: Théo Ananissoh
- Casa editrice: Morellini - Anno 2006 - Pag.
125
- Genere: romanzo
- Trama: Lisahohé è il racconto
di un viaggio a ritroso: il ritorno dell'enigmatico protagonista
alle proprie origini africane; il cammino attraverso la propria
storia e quella, travagliata, del proprio paese; il
pellegrinaggio della memoria alla scoperta dei misteri del
passato. Lisahohé, piccola cittadina di uno stato
africano, si trova nel cuore della savana, lontano dalla
capitale. Con i leoni e le pianure attraversate dagli elefanti
attrae e avvince i turisti.Un potente ex ministro, Félix
Bagamo, è stato ucciso; forse un po' troppo in fretta, si
è trovato e arrestato un colpevole.A. torna a
Lisahohé dopo quindici anni d'assenza; l'indagine che si
trova suo malgrado a condurre su un duplice piano, personale e
storico, lo obbliga a scontrarsi con vecchie, dubbie, amicizie, e
a prendere coscienza della complessità della realtà
dell'Africa contemporanea, con la corruzione e i residui
coloniali.E' l'Africa del presente, squallida e bellissima, e
quella dei ricordi, con cui A. intrattiene un dialogo costante, a
fare da sfondo a questo romanzo.
- Perché leggerlo? Per capire le
contraddizioni dell'Africa e i danni della corruzione
politica.
- Consigliato a: a partire dai 14 anni.
- Brano/ frase del testo più
significativo: "Quindici anni erano molti, anche per un
posto come Lisahohé. Riconobbi subito la rotonda
principale e notai che il monumento per l'indipendenza era
rimasto lo stesso dei miei ricordi: una scultura beige,
totalmente ricoperta di polvere, rappresentante un uomo che si
libera dalle catene e una donna che porta una fiamma fra le
mani."

- Titolo: Rulli di tamburo per Rancas
- Autore: Manuel Scorza
- Casa editrice: Feltrinelli - Anno 1975 -
Pag. 239
- Genere: romanzo
- Trama: "Rulli di tamburo per Rancas" non
è solo uno dei più avvincenti e forti romanzi che
ci siano giunti dall'America latina: è anche una
ricostruzione di fatti reali popolata da personaggi di cui
tuttora si occupano le cronache. Hector da Chacòn, detto
il Nittalope, trasformato in leggendario bandito
dall'ingiustizia, uscì dal carcere solo nel 1972, e il
soffocante Recinto, incombente e mobile come un personaggio, col
quale sono state sottratte le terre ai contadini, fa parte ormai
del paesaggio peruviano... Al centro delle vicende si situa lo
scontro, avvenuto a Rancas negli anni Cinquanta, fra i Comuneros
(cioè gli appartenenti a una comunità contadina) e
i latifondisti alleati al potente monopolio del Cerro de Pasco
Corporation. Abbattendo la parete divisoria fra letteratura e
sociologia Manuel Scorza qui inventa un affascinante ritmo
narrativo, un linguaggio in cui poesia e ironia, immaginazione e
sdegno si fondono mirabilmente. In Perù brani di questo
testo sono imparati a memoria dagli indios che, giustamente, lo
considerano la loro opera epica.
- Perché leggerlo? Fa un quadro del
Perù meno conosciuto, quello della lotta delle popolazioni
indigene per la terra.
- Consigliato a: a partire dai 14 anni.
- Brano/ frase del testo più
significativo: " I vicini di Ondores, di Junìn,
Huayllay, di Villa de Pasco, si conoscono tutti. Ma quegli
ingiacchettati di cuoio nero , nessuno li aveva mai visti.
Scaricarono balle di filo di ferro. Finirono all'una, mangiarono
e cominciarono a scavare buche. Ogni dieci metri piantavano un
palo. Fu così che nacque il Recinto."

- Titolo: Paese delle ombre lunghe
- Autore: Hans Ruesch
- Casa editrice: Oscar Mondadori - Anno 1990 -
Pag. 199
- Genere: romanzo
- Trama: Le vicende di una famiglia di
Eschimesi e lo sconcertante ambiente polare che ne modella la
vita quotidiana, il carattere e la mentalità fanno da
sfondo a questo affascinante romanzo. I protagonisti sono il
coraggioso Ermeneck, la saggia Asiak, l'astuto Siorakidsok,
l'intrepido Papik, la dolce Ivalù, figure emblematiche di
un popolo ingenuo e crudele, felice e superstizioso, che riesce a
vincere tutte le avversità di una natura avversa e
implacabile - il gelo della lunga notte artica, la carestia, la
fame - ma è destinato a soccombere nello scontro con la
più ben inesorabile "civiltà" moderna. Opera di
grande successo sin dall'epoca della prima pubblicazione,
tradotto praticamente in tutte le lingue, il "Paese dalle ombre
lunghe" affronta problematiche oggi più che mai di
drammatica attualità.
- Perché leggerlo? Uno dei romanzi
meglio riuscito sul popolo dei ghiacci sebbene scritto da un
occidentale.
- Consigliato a: a partire dai 14 anni.
- Brano/ frase del testo più
significativo:"Talvolta s'udiva il ghiaccio fremere o
fendersi per i moti del mare sottostante; e allora Ernenek si
teneva pronto a fermare la muta. Se i crepacci, in cui s'udiva
gorgogliare l'acqua, erano stretti, la muta li superava d'un
balzo e la slitta, appositamente lunga, seguiva senza
difficoltà; ma se erano troppo larghi bisognava
costeggiarli, a volte per tratti lunghissimi, prima di poter
riprendere la rotta."

- Titolo: Strada, patria sinta. Cento anni di
storia nel racconto di un saltimbanco sinto
- Autore: G. De Bar, L. Poggioli
- Casa editrice: Fatatrac - Anno 1998 - Pag.
52
- Genere: autobiografia
- Trama: Il libro presenta la trascrizione il
più possibile fedele del racconto fatto da De Bar della
storia della sua famiglia a partire dall'arrivo in Italia del
nonno Jean, avvenuto nel 1900, fino ai giorni nostri. È
quindi una storia vera, che si sviluppa nell'arco di un secolo
con riferimenti a personaggi, eventi e luoghi reali, facilmente
identificabili. Il racconto, sostenuto da numerosissime
illustrazioni e riproduzioni di fotografie del tempo, consente di
scoprire, attraverso la storia di una famiglia, la storia di un
mondo - quello del circo - e di un popolo - quello dei sinti -
spesso indissolubilmente intrecciate e ancora per molti versi
sconosciute o ignorate.
- Perché leggerlo? Per capire meglio
l'inconsistenza di fenomeni di razzismo che oggi caratterizzano
l'Italia da nord a sud verso Sinti e Rom.
- Consigliato a: a partire dai 12 anni.
- Brano/ frase del testo più
significativo: " Mio nonno era Jean De Bar, un sinto
valcio, che in lingua nostra vuol dire "francese". Scese in
Italia a piedi nel 1900. Lasciò i genitori in Francia e
venne a tentare la fortuna, senza niente, a quindici anni, solo
con qualche costume da saltimbanco. Era uno dei più bravi
contorsionisti del mondo, ma era bravo a fare i salti di scimmia,
in altre parole i salti mortali al tappeto: ne faceva sei, sette
o anche otto. I De Bar sono una famiglia di saltimbanchi da
sempre."

- Titolo: La moto di Scanderbeg
- Autore: Carmine Abate
- Casa editrice: Fazi - Anno 1999 - Pag.
197
- Genere: romanzo epico
- Trama: Giovanni Alessi è sempre
scappato: dalla sua famiglia, dal suo paese dove è nato e
cresciuto, dalla lingua che gli appartiene l'arbëresh degli
albanesi di Calabria, da se stesso e dai fantasmi del proprio
passato. Ora, in Germania, dove finalmente ha raggiunto Claudia,
la donna di cui è innamorato fin da ragazzino, torna con
la memoria a ripensare la sua storia e la storia di suo padre
Scanderbeg, avventuriero strampalato e affascinante, sempre in
sella all'indistruttibile moto Guzzi Dondolino, e poi leader
delle rivolte contadine nell'Italia del dopoguerra. La storia di
Scanderbeg del suo amore immortale per Lidia, le vicende di
Giovanni e Claudia, di un altro amore, romantico e disperato, si
intrecciano con la misteriosa figura di Stefano Santori, il
ragazzino dagli occhi di calamita, dotato del potere della
preveggenza, e con la saga di Scanderbeg del Tempo Grande, che
condusse le lotte degli albanesi contro i turchi e che sembra
rivivere nel padre di Giovanni.La moto di Scanderbeg
magistralmente sospeso tra narrazione, memoria e registro lirico,
è uno straordinario e sorprendente romanzo
sull'identità e la ricerca di se stessi, opera della
maturità di uno degli scrittori italiani più
originali e appartati dell'ultimo decennio.
- Perché leggerlo? Per conoscere la
ricchezza della diversità in Italia, gli Arberesh,
leggendo al tempo stesso un grande romanzo.
- Consigliato a: a partire dai 14 anni.
- Brano/ frase del testo più
significativo: "Se ti dicono di restare, parti. Se ti
dicono di partire, resta."
Musica per farsi accompagnare nella lettura
Django Reinhardt
Django Reinhardt, chitarrista jazz sinto, dopo un lungo
girovagare in varie nazioni europee e nordafricane, si ferma con
la sua carovana alla periferia di Parigi. Quando ha solo diciotto
anni, con una carriera già iniziata da apprezzato
banjoista, subisce un grave incidente: un incendio divampato di
notte nella sua roulotte gli causa l'atrofizzazione dell'anulare
e del mignolo della mano sinistra. Questo incidente "definitivo"
per qualsiasi musicista lo "costringe" a lasciare il banjo e
abbracciare la chitarra, riuscendo a suonarla con una tecnica
rivoluzionaria e ancora oggi molto apprezzata per il suo
virtuosismo. L'autore contemporaneo che si ispira a Django
Reinhardt è Bireli Lagrene. Tra i suoi brani più
celebri: Minor Swing, Tears, Nagasaki, Belleville, Nuages).
Informazioni sull'autore in: http://it.wikipedia.org/wiki/Django_Reinhardt.
Un film da vedere
Maghi e
viaggiatori
di Khyentse Norbu (Buthan, 2003).
Il giovane Dondup vive in un piccolo villaggio incantato del
Buthan ma sogna l'America. Finalmente un giorno inizia il
tortuoso viaggio verso l'America, ma alcune fortuite circostanze
lo costringono a rivedere la sua filosofia di vita e a
riconoscersi nelle cose a lui più vicine. Fondamentale il
racconto di un giovane monaco buddista che lo aiuta a comprendere
meglio la realtà.
Le biblioteche coinvolte
Museion Bibliothek - Biblioteca
Via Dante 6 - 39100 Bolzano
Tel 0471 22 43 11, Fax: 0471 22 43 80 - www.museion.it
Biblioteca Culture del mondo
Via Marconi, 5 - 39100 Bolzano
Tel/fax 0471 97 22 40 - www.bibmondo.it
Biblioteca Handicap
Via Piacenza 29/A - 39100 Bolzano
Tel. 0471 53 20 75 - www.aias-bz.it
Biblioteca Sandro Amadori
Piazza Don Bosco 17/B - 39100 Bolzano
tel. 0471 92 18 77 - www.circolodonbosco.bz.it
Biblioteca della Donna
Piazza Parrocchia, 15 - 39100 Bolzano
tel. 0471 98 30 51 - www.bibliodonnafrau.org
Biblioteca del C.A.I.
Piazza delle Erbe, 46 - 39100 Bolzano
tel. 0471 97 81 72 - www.caibolzano.it
Biblioteca Archeoart
Via Cesare Battisti, 11 - 39100 Bolzano
tel. 0471 27 25 79 - www.archeoart.it
Centro Audiovisivi - presso il Centro Culturale Trevi
Via Cappuccini, 28 - 39100 Bolzano
tel. 0471 30 33 96/7 - www.provincia.bz.it/audiovisivi
Centro Multilingue
Via Cappuccini, 28 - 39100 Bolzano
tel. 0471 30 07 89 - www.provincia.bz.it/centromultilingue
Biblioteca FP
Via S. Geltrude, 3 - 39100 Bolzano
Tel. 0471 41 44 11 - 89, Fax 0471 41 44 09 - www.provincia.bz.it/formazione-professionale/biblioteca
Biblioteca San Girolamo
Piazza Duomo, 2 - 39100 Bolzano
Tel. 0471 30 62 48, Fax 0471 97 21 14
Ultimo aggiornamento / Letzte Aktualisierung:
20.4.2009 | URL: www.bibmondo.it/att/percorsi/2009/index.html |
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