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[ Bambini di strada / Strassenkinder ]

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"Giocando nelle Ville" a Bagheria

Di Salvatore Pipia

Bolzano, gennaio 2008

Nel racconto il Giardino segreto di Frances Hodgson Burnett una bambina battagliera e indipendente scavalca un muro di cinta e scopre un nuovo sorprendente mondo. E' un luogo apparentemente senza regole, fuori dalla portata degli adulti, un posto carico di storie perdute, che nasconde una vita ed una energia che ha voglia di esplodere. La piccola protagonista non tiene il segreto per se, ma lo condivide con poche altre persone, diversissime fra loro. Insieme, frequentano il luogo, imparano ad amarlo, ad accudirlo, a conoscerne le regole. Ben presto il giardino diventa il punto di riferimento dei tre bambini, il luogo di gioco e di confronto, il posto dove è possibile far coincidere desideri ed ideali di vite diverse.

Negli anni della mia infanzia a Bagheria, erano diversi i giardini segreti che condividevo con i miei compagni di gioco. Innanzitutto la strada: la via II Puleo e la Piazza Anime Sante sono stati i miei primi confini da esplorare. Seppure si trattasse di un banale vicolo di paese e di una piazza secondaria, per me, e per i miei amici, erano davvero un mondo ricco di possibilità ludiche; ogni elemento architettonico esterno, ogni situazione particolare, persino il semplice asfalto, con l'aiuto di un pezzetto di carbone spento, poteva diventare motivo d'invenzione di nuovi divertimenti.

Quelli erano anni, a differenza d'oggi, in cui le strade non presentavano sempre lo stesso aspetto, ma cambiavano, seguendo il ritmo delle stagioni. Un giorno poteva capitare di svegliarsi e trovare le donne che lavavano la lana per strada, altre il vicolo era ingombro e chiuso al traffico per via degli scanaturi* e noi piccoli intenti a rubare con una rapida ditata l'astrattu" dal sapore asciutto e salato. Persino lavare i piatti a mano con le donne del Bar Carmelo, ci dava un'euforia incredibile. La chiesa madre, poi, quando il parroco riposava per la siesta, era per noi un altro meraviglioso giardino, e allora si poteva andare di nascosto a visitare gli ingranaggi del grande orologio rotto e spostarne le lancette, oppure salire sull'altissimo campanile (povere mamme ignare) e guardare la città da quel punto di vista privilegiato.

E poi c'era "la montagnola", con i suoi anfratti selvaggi ed inaccessibili, ma non per noi, quindi le ville Barocche, che però erano quasi tutte abitate e di difficile accesso (ancora adesso, purtroppo), e proprio per questo esercitavano su noi un fortissimo fascino. Ma la strada significava anche pericolo ed insidie, ed i genitori spesso irresponsabilmente se ne curavano poco: pidocchi ed insetti di vario tipo non erano così insoliti come adesso, noi ragazzi c'intrufolavamo spesso nei cantieri edili per far provviste di chiodi arrugginiti ed assi intrise di cemento per la costruzione dei nostri carruzzuna*, e poi cerano i giochi diseducativi ed aggressivi. Spesso qualche bambino ritornava a casa con la testa spaccata da una grossa pietra lanciata per gioco dal compagno.

I pericoli erano tanti dunque, un po', in un certo senso, come internet adesso, che è, forse, il vero giardino segreto dei ragazzi di oggi.

Gioco con la trottola, strummula. Foto: Salvatore Pipia Gioco in strada. Foto: Salvatore Pipia

Questa mia personale esperienza, condivisa in buona parte dai Bagheresi della mia generazione, sarebbe chiaramente poco riproponibile nell'attuale contesto ambientale e culturale. Nessun bambino si sognerebbe di giocare ai quattro cantoni per le strade di una qualsiasi città moderna, e a noi adulti darebbe molto fastidio dover chiedere il permesso per entrare in casa ai bambini che giocano con le figurine sul gradino del nostro ingresso. La città, dunque, ha bisogno di spazi nuovi e sicuri che permettano ai ragazzi la libera aggregazione, che comunque continua ad essere un forte valore per essi.

Nel laboratorio sui giochi di strada, realizzato all'interno delle ville barocche della città, grazie al programma Urban-Italia, l'idea vincente è stata quella di riproporre, ai bambini d'oggi, questi giochi in un contesto significativo dal punto di vista storico-culturale, che offrisse condizioni assolute di sicurezza, ma con una predisposizione psicologica di assoluta semplicità e naturalezza. Ai bambini non è stata data alcuna istruzione rispetto all'operazione di recupero antropologico che effettivamente stavamo per attuare, semplicemente, li abbiamo invitati a giocare con dei giochi insoliti e divertenti, "casualmente" appartenuti ai loro genitori, in dei luoghi stupendi e sconosciuti che li rendevano protagonisti; Certo, è vero, con la consapevolezza di essere fotografati.

Quello che è venuto fuori non è la ricostruzione nostalgica di un passato che non c'è più, ma la sperimentazione di un nuovo percorso comunicativo non verbale fatto d'esperienze e condivisione. I genitori, sono stati fortemente coinvolti nell'operazione, a cominciare dalla ricerca degli abiti più consoni alla ricostruzione di un'atmosfera un po' vintage, sino alla ricerca e verifica delle filastrocche.

In realtà ci siamo ritrovati tutti, grandi e piccoli, complici, nel far rivivere questo nostro giardino segreto, forse indicando una nuova possibile strada per la fruizione dei beni architettonici che la città possiede.

Gioco moscacieca. Foto: Salvatore Pipia Gioco catinelle. Foto: Salvatore Pipia Gioco con la corda. Foto: Salvatore Pipia

Note:
* Scanaturi: Grande piano di legno dove si stende il liquido del pomodoro per l'essiccazione al sole.
* Astrattu: Concentrato di pomodoro con essiccazione naturale.
* Carruzzuna: Asse orizzontale di legno con quattro ruote di ferro con cuscinetti a sfera ed un timone di corda. Seduti su di esso, da soli o in due, si utilizzava come slitta nelle strade più ripide della città.

Salvatore Pipia, Fotografo ed operatore psicopedagogico. © Salvatore Pipia. Nessuna immagine o parte di testo di questo articolo può essere riprodotta senza l'autorizzazione dell'autore. Visita il sito del fotografo www.salvatorepipia.it e il sito di Urban www.urbanbagheria.it.


Ultimo aggiornamento: 25.1.2008 | URL: www.bibmondo.it/att/opu/urban-pipia.html | XHTML 1.0 / CSS / WAI AAA | WEBdesign, Info: M. di Vieste

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