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/ Kulturen der Welt: Letteratura del mondo / Literatur der Welt. Diritti umani e dei popoli / Menschen- und Völkerrechte. Politica dello sviluppo e di pace / Entwicklungs- und Friedenspolitik. Questioni Nord-Sud / Nord-Süd Fragen. |
Si dice
che i bambini e gli adolescenti sono ormai considerati
"indicatori economici"; aggiungo che i bambini e gli adolescenti
sono "indicatori etici" della società, cioè ne
mettono in evidenza la salute mentale o la follia moderna, a
partire da questo indicatore etico, con il suo modello economico
che crea esclusione, deve essere dichiarata insana, produttrice
di miseria, di fame e di ingiustizia, produttrice di
follia.
Padre Julio Lancellotti - Brasile
I bambini di strada sono diventati un fenomeno sociale. Da
sempre i bambini esclusi e abbandonati hanno cercato "nella
strada" un'opportunità di sopravvivenza, ma ai nostri
giorni il fenomeno è reso più esplosivo e
numericamente rilevante da un modello economico e sociale che
crea oggettivamente esclusione.
L'America Latina è oggi il continente dove il fenomeno dei
bambini di strada è più esteso, dove le
contraddizioni di questo sistema denominato "neoliberismo" sono
più evidenti. Qui infatti si registra la peggiore
distribuzione di ricchezze e più della metà della
popolazione è povera. Negli ultimi trent'anni la mancanza
di riforme agrarie per la redistribuzione delle terre, il
rafforzamento dei grandi latifondi, la presenza delle
multinazionali e le guerre civili scaturite dalle profonde
ingiustizie sociali hanno innescato l'esodo verso le aree urbane,
cresciute in modo selvaggio, dove la povertà è in
costante aumento. Milioni di persone sono divenute mano d'opera a
basso costo per l'industria latinoamericana destinata
principalmente all'esportazione verso i mercati statunitense ed
europeo. Ecco quindi nascere favelas, asentamientos e
baraccopoli, città ai confini delle città, senza
servizi e abbandonate dalle istituzioni pubbliche, dove la
violenza spesso caratterizza il rapporto sociale, e dove forme di
auto-organizzazione sociale non riescono a far fronte ai gravi
problemi della disoccupazione e dell'emarginazione. In questo
contesto anche la famiglia perde il suo ruolo con genitori
impegnati in una lotta quotidiana per la sopravvivenza e bambini
costretti a contribuire al reddito familiare con lavori di ogni
tipo.
Secondo il rapporto globale "A future without child labour"
(2002) dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) sono
246 milioni i ragazzi dai 5 ai 17 anni (uno su sei) costretti al
lavoro. Fra loro, 179 milioni sono tuttora esposti alle forme
peggiori di lavoro, dannose per la loro salute fisica, mentale o
morale, e 8,4 milioni di bambini sono sottoposti alle forme
peggiori di lavoro minorile quali schiavitù,
schiavitù per debiti, arruolamento forzato in vista di
conflitti armati, la prostituzione, pornografia e altre
attività illecite. Le campagne contro il lavoro minorile
però non trovano d'accordo migliaia di bambini lavoratori
che in questi anni si sono organizzati per difendere i propri
diritti. Chiedono garanzie di dignità e diritti sul lavoro
e non la sua abolizione che nella situazione attuale
significherebbe ulteriore emarginazione e miseria.
Ma esiste anche un'altra via che i bambini percorrono: la
strada. Sembra contraddittorio, ma nella strada i bambini spesso
trovano quelle risorse materiali ed emozionali che la famiglia o
la società continua a negargli. In strada trovano da
mangiare, anche se è cibo scadente, possono guadagnare
qualcosa elemosinando, facendo piccoli lavoretti, rovistando
negli immondezzai oppure rubando. La strada del centro delle
città è più sicura e meno violenta dei
quartieri poveri da cui provengono i bambini, ed è spesso
più sicura anche della propria casa dove la violenza dei
genitori è una costante della vita. La strada è
quindi una scelta di sopravvivenza, un luogo che in qualche modo
offre un'alternativa alla povertà della propria casa. La
ricerca di un'opportunità di vita in strada non viene
compresa dalla società.
I bambini di strada sono "l'ultimo anello" della catena della
società dello sviluppo; essi riflettono senza mediazione
le perversioni del sistema: non sono funzionali al mercato, non
rappresentano una classe sociale, hanno perso il riferimento
familiare come modello da imitare, creano problemi d'immagine in
una società che sull'immagine basa il suo consenso,
svelano l'abuso delle sostanze stupefacenti come difesa ad un
mondo d'esclusione. I bambini di strada sono in definitiva un
semplice, definitivo ed incosciente atto d'accusa contro la
società dell'homo economicus. Ecco perché la
società considera i bambini di strada "socialmente
indesiderabili", un fattore da rimuovere, spesso con veri e
propri atti di "pulizia sociale": 2.000 bambini ed adolescenti
sono stati uccisi dal 1998 al 2003 in Honduras, centinaia sono
stati eliminati in Guatemala, in Brasile gli squadroni della
morte hanno assassinato in soli due anni (1988 - 1990) 4.611
bambini e adolescenti, in Colombia muoiono in modo violento 5
bambini al giorno.
I bambini di strada sono, insieme ai bambini soldato, ai bambini
lavoratori, ai bambini schiavi e ai bambini violentati dentro e
fuori le mura domestiche, i rappresentanti di un'infanzia negata.
Ma la prerogativa dei bambini di strada è il loro spazio
vitale: occupano uno spazio fisico pubblico, sono visibili,
condividono la quotidianità con la città. La loro
determinazione ad occupare lo spazio pubblico è una sfida
continua all' immagine sociale, è una contraddizione
lacerante che non può essere nascosta.
L'assenza pressoché totale delle istituzioni pubbliche
demanda alla società civile il compito di creare un ponte
tra i bambini di strada e la società. Decine di gruppi e
di associazioni in tutta l'America Latina operano spesso con
scarsità di mezzi. Ma l'esperienza di questi anni ha
dimostrato che solo partendo dalla considerazione che i bambini
di strada devono essere ascoltati e compresi e non "integrati o
puniti", si potrà percorrere un cammino di trasformazione
che parta dalla condizione del bambino per investire tutta la
società.