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TIBET
Come feci ad arrivarci non saprei spiegarlo. Molti incontri
cammin facendo mi aiutarono a trovare la strada. Tutta in
salita!! Per me fu il viaggio più lungo e il più
difficile. Mi ritrovai a scavare neve, che non avevo mai visto
così copiosa, finché non mi fu chiaro che lo zaino
di uno sherpa era l'unico modo di arrivare sana e salva fino al
tetto del mondo, sulla catena montuosa dell'Himalaya. Ci vollero
giorni prima di abituarmi a quell'aria rarefatta.
Cosa ci fa una talpa nel posto più lontano dalla terra e
più vicino al cielo, vi starete chiedendo. Non lo so. Per
me il viaggio è come il respiro. Lo faccio come un atto
involontario. Fu così che arrivai in Tibet, al centro del
continente asiatico. Il freddo tanto rigido mi faceva pensare ad
un territorio ove tutto si conserva integro. Al contrario dei
tropici, dove ogni cosa cambia forma molto in fretta, dove il
calore e l'umidità putrefanno in poco tempo tutte le
sostanze e la foresta trasforma i resti di un animale morto in
una pianta nel giro di pochi giorni, con una temperatura
così rigida pensavo di trovarmi in un quadro di roccia
eterna.
L'aria più pulita della terra mi entrava nelle narici e
piano piano si riscaldava fino ad arrivare nei polmoni. Quando ne
usciva era un soffio di vapore. La mia pelliccia si rivelò
in fretta insufficiente a proteggermi da tanto freddo. Ma un
animale dal cuore grande quanto la sua stazza mi ospitò
sul suo dorso. Sapeste che morbidezza! Quasi non rimpiansi mai le
mie tane sotterranee! Gyatso, questo il suo nome, è uno
yak, il capo del suo branco. Lavorava per gli agricoltori di una
fattoria poco fuori Lhasa, trasportando merce e, quando sarebbe
venuto il momento, anche carne e cuoio. Un animale molto utile
per chi vive in Tibet. E anche per chi come me è di
passaggio sull'altopiano. La sua cortesia mi accompagnò
alla scoperta di quel Paese estremo ma tanto affascinante.
Mi insegnò come l'uomo e l'animale possono convivere
approfittando l'uno del lavoro dell'altro. Sprecando quasi nulla
e non buttando via niente. Uno di quei posti in cui sai di
imparare qualcosa semplicemente vedendo il sorgere del sole e il
suo tramonto, mentre ognuno fa quello che gli è dovuto,
quel compito che sembra essergli stato assegnato dall'inizio dei
tempi. Durante i pasti, infatti, si parlava poco, ma si diceva
molto. Il silenzio di quelle maestose montagne riempiva tanto
spazio delle nostre comunicazioni. Quando con alcuni amici
preparo una ricetta tibetana, è come se molta ricchezza
fosse racchiusa in pochi e poveri ingredienti. Come in
questa:

Riso all'uvetta
INGREDIENTI
- 4 bicchieri di riso basmati
- 200 gr di uva sultanina
- 400 gr di burro
- 1 cucchiaio di zucchero
- 1 cucchiaio di sale.
ESECUZIONE
Far bollire il riso in acqua salata per 15 minuti.
In una pentola a parte, far sciogliere il burro e aggiungervi le
uvette.
Aggiungere un cucchiaio di zucchero al burro e uvette e,
successivamente, aggiungervi il riso. Mescolare bene e, a
piacimento, aggiungere ulteriore zucchero e burro. Servire caldo
o freddo (meglio freddo).
Dove siamo?
La sua montagna più alta è l'Everest che con i
suoi 8.850 metri è la montagna più alta del pianeta
e fa parte della catena dell'Himalaya compresa per gran parte nel
territorio tibetano. A causa dell'altitudine media di 4.900 m, il
Tibet è chiamato anche Tetto del Mondo. Dal 1949 la quasi
totalità del territorio tibetano è sotto la
sovranità della Repubblica popolare Cinese, e il suo
Governo è in esilio.
La cultura in Tibet è legata in maniera indissolubile al
Buddismo e al Lamaismo, religioni molto sentite e seguite dalla
popolazione, nonostante le persecuzioni. Sicuramente gli elementi
di maggiore fascino sono rappresentati dai templi e dai Monasteri
Buddisti, che in passato erano delle vere e proprie città,
come nel caso di Deprung, che contava oltre 10.000 monaci che
vivevano di castità e di preghiera.
I piatti "tipici" del Tibet sono costituiti da ingredienti
poveri, sia perché il suo territorio è
essenzialmente montagnoso e non vi crescono grandi coltivazioni,
sia perché per il buddismo è vietato uccidere
animali per cibarsi della loro carne. I piatti sono generalmente
a base di cereali, come lo Tsampa, oppure di formaggi, come
quelli di yak o di capra.
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