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Conclusione
Ci sono diversi modi di conoscere il mondo. Non tutti lo fanno
nello stesso modo. C'è chi apre la finestra e pensa di
avercelo tutto sotto casa, di avere a portata di mano tutto
quello che esiste: tutti i modi di spostarsi, di parlare, di
vestirsi, di giocare, di mangiare, di vivere, lavorare,
immaginare.
E c'è chi, come me, non si accontenta di guardare tutto da
un solo punto. Allora un giorno esce di casa per conoscere
più cose, un altro giorno si spinge fino alla fine della
strada per vedere cosa c'è oltre, e un altro giorno ancora
si mette in viaggio, per conoscere di più. Oppure
c'è chi, invece di spostarsi, si siede in un angolo e
decide di ascoltare quelli che vengono da altri posti, per farsi
raccontare com'è il mondo altrove. Viaggiare e ascoltare
tante storie diverse, così come mangiare tante pietanze
differenti, sono modi per conoscere il mondo senza accontentarsi
di una finestra. O di una tana, com'è il mio caso.
E quando lo si conosce, il Mondo, si impara che tutte le cose
meravigliose che contiene, la terra, l'aria, l'acqua, il cibo,
che sono indispensabili non solo per la sopravvivenza degli
esseri viventi, ma anche per la loro felicità, non sono
divisi in maniera uguale. C'è chi ha di più e chi
ha di meno. Chi ha tanto e chi poco, un'enormità oppure
niente, chi vive felice e a lungo e chi muore troppo presto. Chi
può permettersi di aprire il rubinetto e far uscire una
decina di litri di acqua potabile in un solo minuto e chi invece
deve percorrere dieci chilometri per raccogliere un secchio
d'acqua da farsi bastare per un'intera giornata. Chi getta via
ogni giorno buste piene di alimenti, chi inquina l'ambiente, e
chi non può permettersi che un pasto al dì. Una
vera ingiustizia. Sembra quasi che non abitiamo lo stesso
pianeta, che non abbiamo tutti bisogno delle stesse cose, che non
abbiamo tutti il diritto ad una vita dignitosa. E allora
perché gli uomini hanno deciso di creare tanto squilibrio?
Di chi è la colpa e come possiamo risolverlo?
È bello farsi queste domande. Anche se tante risposte sono
difficili da trovare. Intanto però c'è anche chi fa
qualcosa per migliorare la situazione, subito. Chi sa che le cose
potrebbero essere diverse e si tira su le maniche per costruire
il pezzettino di mondo migliore che è capace di fare. Chi
lo fa davanti alla propria finestra, nel proprio cortile, o in un
Paese molto lontano dal suo. Chi lo fa da solo con piccoli gesti
e chi si unisce ad un gruppo per realizzare qualcosa di
più grande.
La Provincia Autonoma di Bolzano è da tanto tempo che
appoggia e sostiene chi ascolta e condivide i pasti con gli
altri, in tanti paesi del Mondo, così come in Italia: in
Ecuador, Sri Lanka, Camerun, Tibet, come l'associazione Ucodep.
Lo fa aiutando a costruire scuole, cisterne, seminare campi e
raccogliere il proprio cibo, sostenendo corsi e formazione per
migliorare i servizi pubblici sanitari e quelli educativi, e con
un'altra miriade di iniziative.
Leggere queste pagine, significa capire meglio il nostro mondo e
chi lo abita, le sue diversità e le sue ferite, e
partecipare alla costruzione di un mondo migliore. Il mio viaggio
vorrei che fosse un po' anche il vostro. Innanzitutto attraverso
la comprensione di questo libro. Un domani, chissà, con un
impegno diverso.
Grazie, Cosimira
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